GUNBIRD

gunbirdcover.JPG (21038 bytes)Ancora Psikyo per l'ennesima conversione da arcade sul Sega Saturn. Ma non in esclusiva dal momento che il titolo viene successivamente tradotto anche per Playstation, benché qui il TATE Mode - ribaltamento del monitor sul lato stretto - venga a mancare. Sul Saturn l'opzione è opportunamente preservata, con tutti i benefici estetici che può portare la visualizzazione a pieno schermo e quindi la risoluzione 1:1 al pixel. Gunbird è un bignè alla crema. Psikyo sfrutta adeguatamente le potenzialità bidimensionali della piattaforma derivante da hardware ST-V e mette su video convincenti fantasie e personaggi, sistemando altresì una cornice d'estrema giocabilità: se solo esistesse un manuale dedicato alla realizzazione di uno shoot'em up Gunbird potrebbe esserne prologo esemplare. Questo è quanto, ma vediamo di addentrare il discorso.

Lo schermo di preludio dispone cinque caratterizzazioni d'estesa difformità: si avrà di che identificarvisi realizzando la velocità estrema di Ash, oppure la versatilità di Marion e ancora la potenza bellica di Tetsu. Succede che a ogni personaggio venga assegnato armamento peculiare affinché si determini la diversità di sparo nei punti chiave di ogni livello, che d'abitudine accorrono in fase di combattimento con i boss. Da tradizione Psikyo il numero delle vite non è illimitato, il che determina il fattore dell'ascensione della sfida a non traviare i tempi del coin-op originario, questione verso cui la software house avrebbe mirato meticolosa pure nelle successive traslazioni. Quindi il coefficiente di difficoltà rimane in linea con gli standard Psikyo in pressoché tutti i livelli per assecondare l'assunzione metodica delle routine, con la variabile della rigiocabilità a manifestarsi dopo ogni partita andata male. La longevità globale diviene in tal modo assoluta: il contesto ludico trae beneficio dagli schemi di distruzione intricati (ma accessibili) e il ritmo di gioco s'impenna assieme alla lira, che a quei tempi c'era ancora. A prescindere dal personaggio selezionato e nonostante la differente ambientazione, Gunbird sa avvicinare gli standard di distruzione visti in Strikers 1945 II. E questo è bene, ché non ve ne è molti di shooters che possano competervi.

Piuttosto curiosamente, il contatto diretto con l'avversario non cagiona morte: il pupazzo sbanda per un paio di secondi per poi ritornare in assetto da guerra. Ciò sta a significare che gli unici oggetti da evitare saranno i proiettili, che pur son tanti. Gameplay. I realizzatori vogliono che lo sparatore fluisca in raccordo al pattern e vi riescono scansando, assieme ai proiettili di cui sopra, il fardello del sovradimensionamento di ostilità nemiche che la scuola d'inizio Novanta s'era preoccupata di effondere come atto dovuto delle subculture post caduta del muro, che avevano detto sì al granitico level design di Raiden. Grafiche di notevole struttura. Gunbird è sparatutto ad ambientazione fantastica che trae riferimento dall'alto medioevo pur senza rinnegare l'oggetto futuristico, i cannoni corazzati, i marchingegni a motore e vapore, le bombe H. Il verticalismo di isometria e colore promuove il dettaglio e disegna, mette cose, muove omini a difesa del castello, mentre Noi si spara e tutto è in costante spostamento. Grandi fantasticherie. I sessanta fotogrammi del coin-op vengono replicati in destrezza, e appare chiaro, ancora all'inizio della carriera del Saturn, che la console si sarebbe ancora consacrata al bidimensionale malgrado la mutazione direzionale del mercato. Suoni di notevole struttura. I musicanti scrivono di melodie capcomiane e, volponi, puntano dritti verso la cadenza scanzonata, il merletto e lo strimpello dell'infante tipo zecchino d'oro, ma senza i cori. Quindi Psikyo, che già in Sengoku Ace s'era distinta per doti superiori agli standard, mette definitivamente sigillo sullo shoot'em up imponendosi come nemesi delle dinamiche della Cave, che proprio in quegli anni cominciava la sua scalata al manic shooter.

 

 

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PRO

Grafiche eccellenti

Gameplay di gran solidità

        

CONTRO

Struttura non troppo originale

                    
                         

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Note di produzione