KEIO
YUGEKITAI L'importanza di questo titolo è
strettamente legata a un nome: lo Studio Pierrot. Che poi sono gli stessi
che trasferirono in animazione i manga di Rumiko Takahashi (Lamu, Ranma1/2, Inuyasha)
decretandone l'immortalità anche in TV. La caratterizzazione, che in un gioco a
piattaforme è centrale, in Keio Yugekitai predomina sia in fase di gameplay che durante
gli ottimi filmati di intermezzo in FMV. La opera della Victor è un anime game dalle
virtù estetiche in parte ereditate dal bizzarro Gambare! Goemon (Super Famicom),
in cui la linearità del platform game si fondeva a intuizioni visive in continua
evoluzione, da qui codesta struttura di irriverenza che non teme l'inserimento di sezioni
a sparatutto, di svariati enigmi, di astute situazioni in puro action adventure.
Il minestrone è al primo stadio della evoluzione dei videogiochi nipponici formato
console, e lo si percepisce bene il divertimento graduale, perpetuo di Keio Yugekitai. La
coniglietta protagonista, e nondimeno il resto della compagnia, diverranno parte di una
irresistibile mistura a base di interattività con oggetti, armi, creature.
La storia ha luogo nel Giappone di 140 anni
fa, e precisamente subito dopo gli accadimenti di Keyo Flying Squadron,
precursore di Keio Yugekitai uscito in esclusiva per Mega CD. Eppure manovreremo in un
ambiente contaminato da macchinari moderni, per uno stile verniano che riesce a fondere
nature cromaticamente verginali a congegni di una certa complessità meccanica. Affinché
venga assimilato appieno, il sistema di controllo richiederà sessioni di pratica, ma una
volta presa confidenza col joypad il tutto tenderà a scorrere in naturalezza. In un certo
senso sembra di trovarsi dinnanzi a un videogioco della Treasure, per il level design evidentemente
studiato su carta, che coinvolge il giocatore attraverso la modificazione della linea di
gioco platformista. Possibilmente, il punto più debole della produzione Victor sta nelle
sezioni in stile shoot'em up, che per quanto ben curate soffrono della eccessiva
ingombranza dello sprite principale. Ma ci dicono che bisogna presentare il roster, prima.
Quindi cominceremmo da Nanahikari Rami, la ragazzina playmate
grande appassionata di karaoke e gelati, che sopraggiunto il pericolo indossa la sua combat
suit da pinup per sfoderare un arsenale fatto di martelli giganti, ombrelli
e frecce. Poi vi è Pochi, drago in miniatura comunque in grado di volare
che incontreremo più in là. Capacità peculiari: super lingue di fuoco. Obasan e
Ojisan sono i bizzarri nonni di Rami, responsabili del suo addestramento
e custodi della sfera magica ambita da Yamatai Himiko, fanatica pilota di
straordinari mezzi meccanici.
L'ultima sagoma è il procione Dr. Pon,
il quale, grazie alla sua straordinaria intelligenza, è in grado di progettare e
costruire le armi più impensabili. Nel senso pratico il personaggio che ci sarà più
utile resta il draghetto volante Pochi, latore anche del comodo sistema di salvataggio,
così poi possiamo ricominciare dall'inizio del livello. Converrete che Keio Yugekitai è
un gioco a piattaforme incentrato sulle caratterizzazioni, queste comparsate che ci
conducono simpatiche per i quadri in modificazione di una azione assai ricca di sorprese
col fiocco e colpi di teatro. La messa in opera delle estetiche dice <<mani in
alto>>. E benché parte di una visione apparentemente semplicistica, le animazioni,
gli sfondi, le colorazioni, la grandezza degli sprites realizzano una complessità
raramente raggiunta da un videogioco in 2D per Saturn. I soli boss di fine livello valgono
l'intero gioco, se ne consideriamo l'ingegno con cui sono messi sullo schermo, con le loro
routine di attacco che spiazzano, sorprendono. Presenti i tipici effetti speciali del
Saturn quali zoom e poderose rotazioni a potenziare una grafica che avrebbe comunque
prevalso per l'impagabile character design. Delle musiche possiamo solo dire di
essere rimasti affascinati dalle danze orientali del sottofondo, che sono anche coadiuvate
da effetti funzionanti, da campionamenti vocali diffusi. Recriminazioni andrebbero mosse
in direzione di filmati che occasionalmente cominciano a scattare, ma invero più per i
limiti di compressione del Saturn che per eventuali mancanze dello staff degli animatori.
E' allora auspicabile che si siano intuite le potenzialità di questo gioco, a questo
punto, e che già sappiate dove rivolgervi qualora aveste urgenza di bidimensione d'alto
livello.
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