MYSTARIA:
The Realms of Lore Genere particolare
quello degli strategici con combattimenti a turni. Genere in cui, storicamente, le
connaturate limitazioni strutturali non sono andate a influire sulla profondità di gioco
e sulla qualità globale dei titoli più curati. Trattasi di limitazioni in quanto nelle
opere della categoria il livello di interagibilità con l'ambiente è praticamente nullo,
e le medesime dinamiche si perpetuano per tutta la durata dell'esperienza. Apparentemente,
le similitudini col gioco di ruolo classico di stampo giapponese sono numerose, ma in
realtà i punti di contatto si limitano alla centralità più o meno accentuata della
componente narrativa e alla gestione delle caratteristiche dei vari personaggi. Si parlava
dei limiti congeniti del genere in questione, che oltre alle scarse possibilità di
interazione si traducono nell'azione di gioco monotematica, consistente in ripetuti
combattimenti a turni in chiave strategica. Genere controverso, indigesto a molti,
pertanto scarsamente diffuso (perlomeno al di fuori dell'oriente).
Sega Saturn offriva un numero esiguo ma
comunque sufficiente di produzioni di questo tipo, tra cui emerge senza dubbio Mystaria.
Conosciuto in Giappone come Riglord Saga (e negli Stati Uniti come Blazing Heroes), il
titolo Microcabin sorprende proprio per la sua distribuzione ufficiale nei mercati
occidentali, pratica piuttosto rara per i giochi di ruolo per Saturn, relegati per ovvi
motivi al solo Giappone. Tuttavia l'anno era il 1995 e le speranze di conquistare almeno
in parte i mercati di occidente erano ancora vive. Abbiamo dunque la possibilità di
giocare al nostro buon Mystaria in una lingua comprensibile, scoprendo purtroppo che la
storia che sta alla base del gioco risulta a dir poco banale, con il solito
malintenzionato di turno che vuole conquistare con la violenza un pacifico regno; il
giocatore nei panni del principe di Mystaria deve sventare la minaccia. Nel corso del
gioco la trama non evolve in maniera rilevante e si giunge allo scontro finale senza
troppi ribaltoni. Detto ciò, chiunque fosse intenzionato a procurarsi una copia del gioco
può benissimo ripiegare sulla versione giapponese (sicuramente più facile da reperire),
ugualmente appetibile per coloro i quali siano in grado di districarsi tra le principali
opzioni offerte dai menù. Strutturalmente il titolo Microcabin non si discosta più di
tanto dai canoni del genere esposti poco sopra. Il gioco prevede dunque una serie di
battaglie a turni, in cui il giocatore ha il compito di muoversi sul piano di gioco e
assegnare ad ogni componente del proprio esercito una determinata azione (di attacco o di
difesa). Gli spostamenti sono agevolati dalla consueta scacchiera disegnata sul campo di
battaglia, che permette di disporre i propri uomini con precisione, secondo l'assetto
bellico più consono alla situazione.
L'esercito in dotazione è inizialmente
composto da sei unità, tuttavia nel corso del gioco (in maniera direttamente
proporzionale al complicarsi delle battaglie) si aggiungeranno altre personalità, fino a
un totale di dodici componenti.I personaggi presentano differenti stili e abilità,
formando cosÏ un gruppo eterogeneo di guerrieri il cui giusto assortimento permette di
affrontare adeguatamente ogni situazione proposta. Abbiamo così lo spadaccino dai
parametri bilanciati e adatto ad ogni evenienza, la fanciulla indifesa dotata di poteri
curativi, l'uomo-bestia tutto muscoli perfetto per gli scontri corpo a corpo, l'arciere
per colpire dalla distanza e via dicendo. Tramite l'acquisizione di punti esperienza i
nostri eroi sono in grado di imparare nuove mosse, elemento che rende gli scontri sempre
più variegati e coinvolgenti. Avanzando nel gioco aumenta pertanto la varietà, la
complessità delle battaglie e quindi il divertimento. Tra un combattimento e l'altro è
talvolta possibile visitare qualche città, ma in maniera del tutto limitata e con
personaggi non giocanti rappresentati attraverso artwork. La discutibile realizzazione dei
centri abitati è indice di una realizzazione tecnica non entusiasmante. Il gioco poggia
su un impianto poligonale debole, che comunque non va ad inficiare sul gameplay, dato il
genere di appartenenza del titolo. Le musiche, per niente invadenti, si rivelano invece
molto buone, contribuendo nel ricreare un'atmosfera da mondo fantasy dimenticato. In
definitiva un buon titolo, che non stravolge il genere e non introduce nessuna particolare
novità, ma che si lascia giocare coinvolgendo nella giusta misura.
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