NEKKETSU
OYAKO A metà Novanta tiene banco il disincanto di
una Technosoft che anela accantonare le navi spaziali di Thunderforce in favore
del beat'em up a scorrimento formato trentadue bit. Poi sarebbe tornata su
territori di competenza, e di corsa, eppure Nekketsu Oyako ha un suo che dire nella
conduzione del cliché dell'infliggere mazzate a oltranza. Ed è pieno di brio,
il trio. Prese, salti mortali a triplo avvitamento, attacchi speciali, pacchi speciali,
calci, fucili, bazooka, bombe. Persino in esercizio d'assolo, il picchiatore riferisce a
display il meglio del side scrolling Technos, il genere che prima dell'avvento di
Street Fighter II aveva dominato, in sala, almeno quanto lo spara e fuggi
verticale. E' tempo di rissa di terra, per Technosoft. Tafferuglio. Alla fine devono aver
pensato che era anzitutto questione di modificare la prospettiva dell'interazione:
<<sposto il punto di visuale sull'ostilità più rude, così faccio vedere che posso
essere in qualunque genere>>. Ammirevoli. Ancor di più quando
realizzi che non si tratta di una coversione da arcade.
S'è incominciati a picchiare con Rando,
bidone dell'immondizia di gran muscolature, ma anche personaggio prevalente. Può eseguire
lo schiacciatesta del wrestler e buttarsi in avanti, per atterrare grappoli di
nemici. Può sgomitare. Fare lo shoryuken. Rio rientra nella categoria
delle ragazzine estrose, giapponesi un po' teppiste tipo che faccio parte di una banda e
uso il martello, non la batteria, e faccio la rotella volante e mossa a
combinazione-simpatia. Ci sono le macchine che vanno in pezzi. Appaganti, color rosa, tipo
anni Sessanta. Tora. Produce sciabolame e ricalca a rimbalzo con gli
jeans a tubo, tipo anni Ottanta, e se si vuol proprio dire è il più agile dei tre, coi
suoi salti mortali. Si prefiguri l'atto: televisore pesante anche deprivo di funzione
multistandard tanto si usa il cavo RGB, joypad digitale a croce, sei tasti anche se
Nekketsu ne utilizza tre, Novantacinque che si è nella fase in cui il bitmap ha detto
tutto o quasi e domani esce Metal Gear Solid e vai di texture mapping, nuove ere
dell'intrattenimento da inserire negli orifizi di Saturno, e il bello è che Nekketsu fu
tra i titoli di lancio di Playstation. Mazzate. Altro che tessitura. Premere bottone forte
a performar prese e perforar muri, Give Me All Your Lovin' in tecniche retrò e
co-op, io mi faccio le pinup che buttano ordigni, tu puoi anche trastullarti sul boss
maggiorato del primo stage. Mi metto a guardare, vediamo se sei in grado, ché solo dopo
aver suffraggato il tuo valore potrai rivendicare il placet per Virtua Fighter, che dice
che è come la sala giochi.
Nekketsu Oyako insedia lo stereotipo.
Oddio, non accadrà adesso di dover rinnegare il genere che gran compiacimento arreca alle
Nostre adolescenze devote a Capcom, e ciò stante, pur resa salva una certa volontà di
ampliamento delle dimensioni d'attacco, percepibile col cannone in spalla in situazione di
demolizione del pixel e occasionalmente nel preliminare combo system, che può in
misura generare sequenze di colpi complessi, la opera Technosoft finisce per genuflettersi
allo script d'inflazione che fu dei tempi dove il pestatore a scrolling si
rifletteva in Final Fight e non v'erano i presupposti per introdurre alcunché di
sferzante a cagione della contentezza cui il manovrante s'allestiva a suon di mille lire
in gettoni al giorno, esentasse. Ma in avanti nel Novantacinque si poteva abbordar cose
come Metamorphic Force e Violent Storm e sennonché a manipolar di cose
Technosoft è come tornare di qualche anno indietro, seppur col mestiere del saper fare
grafiche di un certo Giappone di struttura, di strutture, di case, cose, ometti goffi,
bestioni in maschera, uomini chic, femmene pittate / strati di differenziale / animazione
/ caratterizzazione. Colore. Mucchi di oggetti muovono in festa ad arricchire la palette
del Saturn e ad ammansire il pacco a forma di joystick, quando si erge, mentre si strofina
sulla sequenza delle montagne russe coi bardi col casco che atterrano e poi cadono. Il
suono a intonanze MIDI funziona possibilmente meglio che su psx. Tema jpop. Titolo Saturn
di settore-nicchia. Genere collezionismo destrorso. Da acquisire sigillato. Quindi da non
manipolare, come da scritte kanji interne al libretto. Una trappola. Ti metti a scartare e
solo dopo decidi, tu coll***ore, che non si doveva. Ché il collezionismo d'ossa fa
questo. Non gioca. Mette nel cassetto. Nel cazzo. Per questo Noi esploratori. Si vuol
vedere. Consumare. Portare il verbo. Abiurare in tavola il bon ton. Le sottocoppe di
peltro.
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