PANZER DRAGOON

panzerdragooncover2.JPG (21294 bytes)L'itinerario stilistico adottato da Sega per Panzer Dragoon si attiene ai principi cavallereschi del medioevo. Visto secondo una visuale parallela, si potrebbe dire che il drago rappresenti il cavallo su cui il prode eroe affronta le avversità di una esistenza. Era il 1995 quando Sega, ancora inconsapevole di ciò che Sony le avrebbe cagionato in termini economici, dispiegava tutto il suo talento visionario per concepire un mondo incantato popolato da creature inimmaginabili. Panzer Dragoon è diventato una saga. Tutt'ora in voga su Xbox, e garante di un successo dovuto soprattutto alla sua intrinseca spettacolarità, assicura alla Sega introiti sicuri col minimo sforzo. Il primo capitolo ivi recensito resta il più rappresentativo di una visione vettoriale di sparatutto più iconografica che ludica, che trasforma il videogioco in una esperienza avventurosa pachidermica, estrema nella sua sfrenata concentrazione fantastica. La tecnica grafica mostrava al mondo le potenzialità poligonali del Saturn, di gestione delle trasparenze, di visualizzazione prospettica angolare e tessitura delle pareti. Saturn a parte i programmatori svolsero un grande lavoro.

Tutto comincia in una cornice assolutamente arcade. Il drago si pilota abbastanza agevolmente e i nemici da abbattere si fanno da subito copiosi. Sembra un coin op. Un livello di difficoltà inizialmente propenso al buonismo tradisce le origini domestiche del progetto, ma questo non impedisce di entrare in simbiosi con una atmosfera che assume spessore proporzionalmente al passare dei minuti. L'impressione di navigare in un mondo dalla maestosa grandezza si fa sempre più consistente, fino allo scontro con i boss di fine livello in uno sfarzo di tramonti e epiche battaglie. In effetti la credibilità ludica di Panzer Dragoon è più scenografica che meccanica, basandosi su principi dinamici già sperimentati in epoche passate da Ubi Soft con Unreal (Amiga, 1990). Certo, adesso vi sono i vantaggi di una tridimensionalità più aperta, che grazie all'ausilio del poligono garantisce spostamenti più precisi e indirizzati. Ma in fin dei conti la giocabilità soffre dei limiti intrinseci di questo genere di sparatutto in soggettiva, risultando alla fine latitante sulla immediatezza dei controlli e quindi sulla velocità degli spostamenti. Prendere o lasciare. Se si decide di lasciarsi trasportare dagli eventi, dalle ali del drago e dagli eccessi mistici lo sparatutto della Sega si trasforma in una autentica esperienza. Ma se il vostro ideale di sparatutto è Thunderforce V allora è possibile che abbandoniate Panzer Dragoon dopo una manciata di partite. Coniugare lo sparatutto a una grafica vista in soggettiva non è mai stata impresa semplice anche ai tempi di Space Harirer....

Panzer Dragoon punta quasi tutto sullo spettacolo visivo. Sega era ben conscia del fatto che gli smanettoni non avrebbero gradito troppo uno sparatutto in soggettiva, così hanno calcato la mano sul dettaglio degli ambienti, rivolgendosi a una utenza generalmente nuova e più divesificata. Il mercato dei videogiochi stava diventando di massa, pertanto era necessario mostrare al mondo quello che il Saturn era in grado di produrre in termini di tridimensionalità. In effetti la tecnica grafica si mostrava in una sontuosità poligonale terrificante, che mostrava sul video ambientazioni dal dettaglio immane, che scorrevano in prospettiva mantendendo la costanza di 30 fotogrammi per secondo. Eccellente la gradazione cromatica adottata per le pareti dei corpi solidi, aventi quella fisionomia antica efficacemente integrata al contesto leggendario della storia. Insomma affrontare i nemici mentre sullo sfondo si dischiude un sittale paradiso scenografico è una esperienza a cui è difficile sottrarsi. E questo senza contare una colonna sonora di indescrivibile bellezza, che sin dalla magistrale introduzione si produce in un connubio di musica classica e sperimentalismi strumentali moderni. I musicisti Sega, probabilmente stimolati dalle capacità sonore del Saturn, realizzarano espressioni sinfoniche di immane potenza acustica, che si aprivano avvolgendo tutto, trascinando il videogiocatore in una odissea di sensazioni immaginifiche. Il videogioco, dopotutto, è anche questo. E' anche fatto di sensazioni, di proiezioni visive, di emozioni effimere e sfuggenti che a tratti ci riportano indietro, quando i paesaggi fiabeschi e incantati erano solo un sogno. Se cavalcare un drago rientra nei vostri sogni più reconditi, allora Panzer Dragoon potrebbe essere la giusta via. Perchè, dopotutto, sognare non costa nulla. 

 

 

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PRO

Autentico idillio scenografico

Colonna sonora trascendente

                         

CONTRO

Sistema di controllo a tratti ostico

Nulla di veramente originale
                                    

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Note di produzione