PANZER
DRAGOON L'itinerario stilistico adottato da Sega per Panzer Dragoon si attiene ai
principi cavallereschi del medioevo. Visto secondo una visuale parallela, si potrebbe dire
che il drago rappresenti il cavallo su cui il prode eroe affronta le avversità di una
esistenza. Era il 1995 quando Sega, ancora inconsapevole di ciò che Sony le avrebbe
cagionato in termini economici, dispiegava tutto il suo talento visionario per concepire
un mondo incantato popolato da creature inimmaginabili. Panzer Dragoon è
diventato una saga. Tutt'ora in voga su Xbox, e garante di un successo dovuto soprattutto
alla sua intrinseca spettacolarità, assicura alla Sega introiti sicuri col minimo sforzo.
Il primo capitolo ivi recensito resta il più rappresentativo di una visione vettoriale di
sparatutto più iconografica che ludica, che trasforma il videogioco in una esperienza
avventurosa pachidermica, estrema nella sua sfrenata concentrazione fantastica. La tecnica
grafica mostrava al mondo le potenzialità poligonali del Saturn, di gestione delle
trasparenze, di visualizzazione prospettica angolare e tessitura delle pareti. Saturn a
parte i programmatori svolsero un grande lavoro.
Tutto comincia in una cornice assolutamente
arcade. Il drago si pilota abbastanza agevolmente e i nemici da abbattere si fanno da
subito copiosi. Sembra un coin op. Un livello di difficoltà inizialmente propenso al
buonismo tradisce le origini domestiche del progetto, ma questo non impedisce di entrare
in simbiosi con una atmosfera che assume spessore proporzionalmente al passare dei minuti.
L'impressione di navigare in un mondo dalla maestosa grandezza si fa sempre più
consistente, fino allo scontro con i boss di fine livello in uno sfarzo di tramonti e
epiche battaglie. In effetti la credibilità ludica di Panzer Dragoon è più scenografica
che meccanica, basandosi su principi dinamici già sperimentati in epoche passate da Ubi
Soft con Unreal (Amiga, 1990). Certo, adesso vi sono i vantaggi
di una tridimensionalità più aperta, che grazie all'ausilio del poligono garantisce
spostamenti più precisi e indirizzati. Ma in fin dei conti la giocabilità soffre dei
limiti intrinseci di questo genere di sparatutto in soggettiva, risultando alla fine
latitante sulla immediatezza dei controlli e quindi sulla velocità degli spostamenti.
Prendere o lasciare. Se si decide di lasciarsi trasportare dagli eventi, dalle ali del
drago e dagli eccessi mistici lo sparatutto della Sega si trasforma in una autentica
esperienza. Ma se il vostro ideale di sparatutto è Thunderforce V allora è
possibile che abbandoniate Panzer Dragoon dopo una manciata di partite. Coniugare lo
sparatutto a una grafica vista in soggettiva non è mai stata impresa
semplice anche ai tempi di Space Harirer....
Panzer Dragoon punta quasi
tutto sullo spettacolo visivo. Sega era ben conscia del fatto che gli smanettoni non
avrebbero gradito troppo uno sparatutto in soggettiva, così hanno calcato la mano sul
dettaglio degli ambienti, rivolgendosi a una utenza generalmente nuova e più
divesificata. Il mercato dei videogiochi stava diventando di massa, pertanto era
necessario mostrare al mondo quello che il Saturn era in grado di produrre in termini di
tridimensionalità. In effetti la tecnica grafica si mostrava in una sontuosità
poligonale terrificante, che mostrava sul video ambientazioni dal dettaglio immane, che
scorrevano in prospettiva mantendendo la costanza di 30 fotogrammi per secondo. Eccellente
la gradazione cromatica adottata per le pareti dei corpi solidi, aventi quella fisionomia
antica efficacemente integrata al contesto leggendario della storia. Insomma affrontare i
nemici mentre sullo sfondo si dischiude un sittale paradiso scenografico è una esperienza
a cui è difficile sottrarsi. E questo senza contare una colonna sonora di indescrivibile
bellezza, che sin dalla magistrale introduzione si produce in un connubio di musica
classica e sperimentalismi strumentali moderni. I musicisti Sega, probabilmente stimolati
dalle capacità sonore del Saturn, realizzarano espressioni sinfoniche di immane potenza
acustica, che si aprivano avvolgendo tutto, trascinando il videogiocatore in una odissea
di sensazioni immaginifiche. Il videogioco, dopotutto, è anche questo. E' anche fatto di
sensazioni, di proiezioni visive, di emozioni effimere e sfuggenti che a tratti ci
riportano indietro, quando i paesaggi fiabeschi e incantati erano solo un sogno. Se
cavalcare un drago rientra nei vostri sogni più reconditi, allora Panzer Dragoon potrebbe
essere la giusta via. Perchè, dopotutto, sognare non costa nulla.
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