PRINCESS CROWN

princesscover2.JPG (19097 bytes)La giusta via verso la redenzione del ruolista è a oriente. Abbiamo attraversato generazioni, affrontato ogni genere di videogioco, testato anche il platform più insignificante. E alla fine di questo lungo peregrinare ci chiediamo che cosa ci sarebbe rimasto senza il mercato dell'importazione. E' dal Giappone che, negli ultimi dieci anni, sono scaturitite le ibridazioni più originali. E, paradossalmente, i giochi migliori (in ambito Saturn) non sono mai giunti qui da noi. Tra questi ricordiamo oggi Princess Crown, produzione Atlus dalla spiccata megalomania ma dalle delineate ambizioni coreografiche, vero oggetto di culto tra gli appassionati e punto di arrivo per un genere, quello degli action/RPG, scomparso quasi del tutto. Oggi tratteremo la storia. Entreremo in simbiosi con un videogioco poliedrico, semplice ma sofisticato, avvincente ma anche insidioso negli ideogrammi che caratterizzano il testo scritto cosi da precludere, alla maggior parte degli occidentali, la comprensione di un racconto avvincente. E scopriremo che, anche così, il gioco si renderà fruibile per una sua predisposizione arcade che lo avvicina a un picchiaduro bidimensionale.

Le vicende raccontano di una principessa avventuriera, diretta discendente di una regina passata alla storia per avere annientato un demone, che stanca della vita di corte decide di intraprendere un viaggio attraverso la foresta. Ecco, noi dovremo impersonare detta principessa, che a dire il vero contravviene agli stereotipi della sua posizione vista la sua spada dalle dimensioni allarmanti. Dicevamo che il genere rientra negli action/RPG, ma per una volta la visuale non è isometrica bensì laterale, così favorendo le sezioni a picchiaduro: esatto, dovremo combattere realmente. Niente turni, solo mazzate. Questo tra un villaggio e l'altro, in puro stile Street Fighter II e con la possibilità di sferrare attacchi magici. Il sistema di controllo è quanto di più immediato ci sia capitato di sperimentare, cosichè anche il più imbranato tra i videogiocatori potrà combinare qualcosa di serio. Durante l'esplorazione delle città la visuale resterà laterale ma cambierà l'impostazione di gioco. Quì dovremo fondamentalmente incontrare gente, dialogare, entrare in locande e perlustrare le zone circostanti. Una mappa ci aiuterà a spostarci agevolmente, nonchè a individuare il nostro esatto posizionamento all'interno di un mondo veramente vasto. Malgrado la lingua giapponese la scorrevolezza dell'avventura è indubbia, concedendo una atmosfera fiabesca indimenticabile che riuscirà a coinvolgere il videogiocatore in un turbine di azione e misticismo. Siamo al cospetto di una Atlus d'annata. Di programmatori devoti in qualche modo alla tecnologia a trentadue bit del Saturn.

Princess Crown è, senza mezzi termini, un capolavoro. Raramente abbiamo provato un gioco di ruolo di azione così sapientemente bilanciato in ogni sua forma, e sopratutto così immediato sul profilo dei controlli. Le "sole" sessanta ore di gioco complessivo non pregiudicano minimamente la longevità, dato che una volta ultimato potremo impersonare altri personaggi. Ma lo stimolo alla rigiocabilità è anche diretta conseguenza delle visuali, eccelse, prodotte per spremere al massimo le potenzialità bidimensionali del Saturn. Quì siamo alla summa. Perchè quella di Princess Crown può considerarsi tra le meglio riuscite esternazioni grafiche per console a trendadue bit da che le stesse hanno fatto la loro comparsa verso metà anni' 90. Che dire: sprites enormi e dettagliati, fondali mastodontici, animazioni da urlo (non siamo ancora sui livelli della CPS III ma poco ci manca) e velocità assoluta. Tutto questo su Saturn inespanso, senza la necessità di ricorrere alla espansione da 4 MB (diffusa tendenza degli ultimi giochi usciti per Saturn). La realizzazione sonora è anch'essa frutto di un sapiente lavoro di ricerca, questa volta strumentale, che investe il gameplay di musiche affascinati e sonorità raffinate. Unico, reale, neo la presenza del testo in giapponese, che per quanto trascurabile ai fini strettamente ludici precluderà la compresione di un racconto molto avvincente. Ma per questo non è da biasimare nè Sega, nè tantomeno Atlus, considerando l'opera di ghettizzazione a cui i giochi Saturn sono andati incontro a seguito della massificazione attuata da Sony in quegli anni. Poco male. Quantomeno è restata una esclusiva del Saturn, e questo significa che se non possedete la console Princess Crown sarà la classica chimera da osservare con bramosia e invidia.  

 

 

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PRO

Grafica semplicemente sontuosa

Estrema giocabilità

Atmosfera di gioco impareggiabile

CONTRO

Testo in giapponese...

                 
               

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