| VIRTUA
FIGHTER REMIX Si dice che la classe non è acqua. Riguardo Sega si potrebbe dire che, malgrado la reiterazione del suo franchise, riesce quasi sempre a plasmare un modello di combattimento privo di imperfezioni oggettive. Saranno anche passati dieci anni, ma giocare oggi Virtua Fighter Remix ancora aggrada. Certo, le meccaniche sono quelle dei primordi, quando lo spostamento in profondità non era ancora stato introdotto (lo avrebbe fatto Soul Edge l'anno successivo) e il numero di mosse performabili non così elevato da consentire una reale diversificazione delle tecniche di approccio. Ma il mestiere dei programmatori fa sì che la profondità scaturisca dal tempismo. Nessun picchiaduro riesce nella "filosofia del pugno veloce" meglio di Virtua Fighter, e nessun videogioco è ancora stato in grado di riprodurre con efficacia quella scia immaginaria che intercorre tra la esecuzione di un colpo e la caduta al tappeto. Tutte le leggi fisiche del predecessore non texturato sono mantenute come in uno stampo in cera. Tuttavia si ha l'impressione che Sega abbia optato per un decremento della A.I. dei lottatori quando si giochi contro la cpu, forse accogliendo le lamentele di alcuni fans che volevano i livelli avanzati difficilmente affrontabili. Nel 1995 era il Saturn la macchina più ambita dagli appassionati di mazzuolate poligonali proprio grazie a Remix, anche perchè la concorrenza Sony (leggi Namco) non aveva ancora sguainato le spade di Soul Edge. Per quanto sia una argomentazione già ripresa in questa sede per le recensioni dei successivi capitoli della saga, mai come in questo caso è giusto ribadire che la tridimensionalità di Virtua Fighter è più simulativa che spettacolosa. Fatte le dovute eccezioni, giocando si avverte la pesantezza dei calcioni, la coordinazione dei pugni in faccia, la giusta fisica dinamica delle deambulazioni e delle prese. Non è mai facilissimo centrare in pieno un avversario, e anche se in un piano non ancora prospettico premere i tasti a casaccio non porta a nulla. Ci vuole tecnica. Quella stessa tecnica che i grafici di Am2 hanno prodotto per delineare le fattezze dei lottatori, adesso meno esili e più "rotondi". L'opera di rivestimento poligonale porta a una tessitura abbastanza raffinata, che dal basso della sua inevitabile spigolosità riesce comunque a performare quel realismo fotografico che mancava nel predecessore. Lo scotto da pagare è il ridimensionamento del frame rate, che scende da sessanta a trenta fotogrammi per secondo, pur non costituendo un problema vista la solidità del motore, che non rallenta nè mostra incertezze. Il realismo delle movenze resta intanto elevatissimo e la realizzazione degli sfondi, completamente bidimensionali se si esclude il cubo della arena, risulta accurata e soprattutto non stona con il 3D dei combattenti. Indubbiamente trattasi di un classico per Sega Saturn, di un picchiaduro ancora competitivo sotto il profilo delle tecniche marziali e tutt'ora spettacolare dal punto di vista geometrico-attitudinale. Il mercato dell'usato lo propone inoltre a prezzi ridicoli (basta recarsi su Ebay per trovare conferma immediata), così da confermarsi un acquisto interessante per tutti, anche per coloro che non amano dissanguarsi per un giochino. Un giochino che tutti dovrebbero provare almeno una volta malgrado la obsolescenza occorsa e la senilità latente....
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PRO |
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Meccaniche intramontabili |
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Grafica ancora gradevole |
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CONTRO |
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Longevità limitata |
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| Senilità latente | |