SKULL FANG Nel Novantasei Skull Fang,
seguito di Wolf Fang (1991), viene trasposto su Saturn senza troppi
clamori. Si tratta apparentemente di uno sparatutto convenzionale, non così vistoso da
poter ambire a un posizionamento di rilievo su territori Saturn, pur nel suo rispettare i
canoni della scuola nipponica e nel suo non disattendere le aspettative dell'estimatore
medio, il quale ha già i capelli al vento e il cannone spianato. Ma a voler esser
realisti: originalità zero. Ché ne erano usciti di sparatori in 2D nella prima metà
degli anni Novanta, e l'unica variabile cui Skull Fang sembra ripiegare non oltrepassa la
risicata diversificazione delle tecniche visuali, che adesso fanno largo uso del
pre-rendering. Sì, vi è questo metodo di upgrade denominato S-Unit,
per mezzo del quale ottenere un boost dello sparo di base e una alternativa alla
smart bomb, e tuttavia ci voleva ben altro perché l'attrezzo si meritasse premi.
Viene offerta possibilità di selezione tra quattro
astronavi dal design evidentemente futuristico. Ognuna, come vuole la tradizione, monta un
armamento peculiare e tende ad assumere una dinamica di volo personalizzata. Nonostante
ciò per ogni velivolo si registra una manovrabilità abbastanza rallentata, tutt'altro
che reattiva soprattutto in raffronto all'eccellenza raggiunta dai vari Strikers 1945.
Ma nella maggior parte dei casi non si hanno gravi problemi nel districarsi tra i
proiettili, che vengono giù copiosi con le astronavi kamikaze. Bisogna dire che il ritmo
è abbastanza serrato, anche se lineare, e che durante lo scontro di fine livello si
conquistano momenti di drammaticità professionale, nel senso che Data East, anche nella
produzione ludica sottotono, non abbandona il suo "mestiere dello sparo",
offrendo al cultore dei buoni motivi per non abbandonare immediatamente la distruzione. Le
formazioni nemiche dispensano sporadiche intuizioni sul modo di crearsi dei pattern
direzionali, e si può dire che durante le fasi più concitate si riesca a non pensare
alla piattezza del profilo ludico. E' fortunatamente presente l'opzione di ribaltamento
della TV, che riproduce il contesto arcade verticale. Tra le restanti opzioni l'unica
rilevante è la modalità di scontro con i boss.
Ciò che salva, almeno in parte, codesto Skull Fang è la
sua sfrontata ostentazione dei parametri classici dello shoot'em up in 2D. Il
divertimento scaturisce quindi naturalmente, all'atto del consumo, senza sobbalzi nè
contratture. Ahinoi la grafica risulta a tratti davvero scarnificata, anche se vi sono
momenti di inattesa spettacolarità. Ma sono solo momenti. La visualizzazione verticale
dello schermo aiuta, ma non risolve la pochezza cromatica degli sfondi, a tratti
eccessivamente rozzi e dal dettaglio approssimativo. La cosa meglio riuscita in ambito
estetico è il design giganteggiante di talune mega astronavi finali, che
riempiono il display per offrire la sequenza di conclamata distruzione. Sebbene lo
scrolling sia fluido e i rallentamenti quasi azzerati, resta il fatto che la azione sia
penalizzata da una eccessiva linearità, e il buon numero di livelli presenti non riesce a
risollevare la situazione. Su Saturn vi sono titoli altamente adrenalinici, veloci,
potenti. Skull Fang non è naturalmente tra questi ma quantomeno si presta al gioco in
coppia, che potrebbe costituire la ancora di salvezza. Difatti il fattore cooperazione
diviene cruciale in condizione di estesa difficoltà, perché il gioco è piuttosto
difficile, sicché il dischiudersi delle condizioni di stallo al fianco di un secondo
caccia bombardiere "umano" favorisce la esaltazione (effimera, vero, ma reale)
salvando il titolo dalla completa stroncatura. Dopotutto la apocalisse dei cieli non manca
anche nella assoluta assenza di intuizioni originali, e pur nella impostazione trita e
ritrita dello sparo a oltranza. Noi, come sempre, abbiamo apprezzato nel modo in cui si
apprezza un un mangianastri ancora funzionante, che dal basso del suo essere obsoleto
garantisce ancora il culto del feticcio. In effetti Skull Fang è puro masochismo
retrò....
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