VIRTUA FIGHTER 2

virtuacover.JPG (12751 bytes)La "seconda generazione" ludica del Saturn fu inaugurata, probabilmente, dall’introduzione sul mercato di Virtua Fighter 2. Sommersa dalle polemiche riguardanti la presunta inadeguatezza dell’hardware Saturn rispetto alla Model 2, anche in virtù di alcuni bugs presenti nella conversione del primo episodio, Sega zittì una comunità che cominciava a dubitare seriamente della validità del Saturn. Zittì tutti, con una conversione semplicemente incredibile del suo Virtua Fighter 2, che in sala giochi si era creato una schiera di fedeli adepti, forti sostenitori del sistema di combattimento elevato a dogma da Yu Suzuki. Il coin-op era lì, col largo estuario di combinazioni e un roster di mosse ormai penetrate nell'immaginario grazie ad Akira, Pai Chan, Kage-Maru e Jacky Bryant. Quella di Am2 è una tridimensione sobria, sostanzialmente realistica eppur potente in fase sequenziale. 

Fu grazie a Virtua Fighter 2 che il Saturn cominciò a stravendere sia in Giappone che in America e a concorrere direttamente con Sony, almeno fino a quando Namco non decise di commercializzare Tekken 2, che avrebbe monopolizzato il mercato nonostante, ludicamente parlando, non fosse affatto superiore al beat'em up Sega; la meccanica di Virtua Fighter 2 la conosciamo tutti, costruita sulla parata, il calcio e il pugno. Tre tasti per esprimere appieno la filosofia di combattimento ideata dal team Am2, con le combo e le prese che sarebbero scaturite dalla combinazione dei tasti su svariate direzioni, a seconda delle caratteristiche del lottatore. La grafica è in alta risoluzione, quasi indistinguibile dall’arcade, sebbene in quest’ultimo i fondali risultino tridimensionali. L’aggiornamento delle animazioni si sussegue a sessanta fotogrammi per secondo, sorretto da un solidissimo motore 3D, lo stesso che Sega avrebbe utilizzato per la conversione (altrettanto eccelsa) di Virtual On. Ma la virtù tecnica più impressionante risiede nella nitidezza delle tessiture, insidacabilmente cristallina e raffigurante sagome del tutto prive di sgranature. La pulizia video portava così i 32 bit sulla nuova frontiera dei 60 fotogrammi per secondo, facendo dimenticare del tutto i 30 del discreto Virtua Fighter Remix, programmato dalla stessa AM2 ma con un middleware di prima generazione. E' importante ribadirlo perché da quel momento in poi praticamente nessun altro picchiaduro tridimensionale sarebbe tornato ai 30 fotogrammi (Soul Edge a parte, ma quelli erano 30 fps che sembravano 60) fosse prodotto da Sega o da terze parti.

Virtua Fighter 2 può per molti aspetti considerarsi un simulatore di arti marziali più che un beat’em up in 3D, per via dell’estremo dinamismo delle animazioni, che raramente esternano movimenti improbabili. In più, performare le mosse sovviene alquanto istintivo, e ciò costringe l’interlocutore a ponderare con il giusto tempismo le movenze difensive e di attacco. E' infatti raro osservare prese che non trovino un corrispettivo nella realtà (solo il ninja, per plausibilità di costume, ostenta coreografie eccessive), e che producano un effetto visivo esagerato. Ma nonostante questo manifesto bisogno di sobrietà le tecniche grafiche restano spettacolari, elaborate laddove la velocità del calcio o del tempo intercorso dal comando del joypad alla effettuazione a video risultano assolutamente plausibili e fisicamente possibili. Virtua Fighter 2 è un picchiaduro carnale che attinge dalla realtà del pugno e del calcio, e dagli effetti che questi ultimi provocano sulla deambulazione e la posturazione degli avversari. Affrontare un combattimento dovrà significare aver appreso una buona parte delle tecniche marziali dei lottatori, e aver imparato la tempistica con cui doverle adoperare. Ai fini del divertimento risulterà pressoché inutile premere i pulsanti a casaccio, o smanettare nel tentativo di performare qualche improbabile super mossa. Perché in Virtua Fighter 2 non vi sono super mosse che reggano il gameplay, se non alcune micidiali e spettacolari prese che non hanno comunque nulla a che spartire con le palle di fuoco di Street Fighter II. Sta di fatto che Sega, malgrado l'ottima risposta del pubblico, non convertì nessun altro episodio della saga per Saturn, sebbene si vociferasse di una possibile espansione (la Model 3) che avrebbe reso possibile il porting di Virtua Fighter 3. Trapelarono addirittura le prime immagini ma il progetto, come spesso accade per gli upgrade hadware, fu ben presto messo da parte per gli elevatissimi costi di produzione.

 

 

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PRO

Sistema di gioco intramontabile

Ottima frenesia

Animazioni eccezionali

CONTRO

Nulla da segnalare

                       
                         

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Note di produzione