CYBER TROOPERS - VIRTUAL ON

VOn_JAP_Front.jpg (271500 bytes)Nel combattimento robotico è essenziale la contaminazione cavalleresca dei guerrieri. Così la gigantesca spada laser in dotazione del mech orientaleggiante si fonde con il contesto mitologico-intellettuale su cui ogni manga affonda le sue radici; adesso abbiniamo il mechanical design con l’alta risoluzione del poligono inserendo il tutto in un proposito videoludico: otterremo Virtual On. Benissimo, perché il Saturn gestiva piuttosto bene l’hi res (vedi Virtua Fighter 2, vedi Dead or Alive) che una Playstation poteva solo sognarsi, quindi ben venga la conversione di Virtual On, coin op di un certo spessore che nella terra del sol levante otteneva consenso costante. Una conversione riuscita benissimo, quasi perfetta, che ricreava molto bene le dettagliate arene di gioco, con tutti gli elementi poligonali del caso; in aggiunta a questo i robot (i mech) godevano di un design di alto livello e di ottime animazioni a 60 fotogrammi per secondo.

Una grafica che lasciava di stucco per via di una colorazione eccellente, e di inquadrature repentine e prive di incertezze: leggende metropolitane narrano di un interessamento da parte della stessa Squaresoft alla piattaforma Sega, interesse acuitosi alla veduta di una demo mostrata al Tokyo Game Show. Che poi Squaresoft avrebbe continuato a ignorare il Saturn è un semplice dettaglio. Diciamo che tecnicamente, dal punto di vista squisitamente grafico, Virtual On non aveva nulla in meno di un qualsiasi altro videogioco tridimensionale del periodo, che fosse per Saturn, Playstation o Pc, tutto a vantaggio del suo stile di combattimento unico e difficilmente imitabile. Le arene di gioco erano agglomerati futuristico-urbani di elevato dettaglio, e ognuna poteva vantare l'ausilio di migliaia di poligoni pieni, e texture mapping semplicemente eccelso. Tutti i robot erano disegnati con uno stile che donava loro un carisma magnetico, che il videogiocatore apprezzava nella schermata di selezione (inquadrata in primo piano) e durante il gioco, mentre si animavano con una fluidità realmente inaudita. Durante l'azione, tralasciando la tecnica di programmazione, era evidente l'approccio di gioco utilizzato dai programmatori, atto a solleticare la materia grigia dell'utente più di qualsiasi altro beat'em up.

E' altrettanto vero che la pulsanteria potesse risultare un tantino complessa, ma ci si faceva l'abitudine..Il sonoro se la cavava egregiamente, suonando tracce audio di un certo carisma meccanico, nonché detonando e riproducendo effetti metallici paradossalmente realistici. Un sonoro che passa in secondo piano se raffrontato alla giocabilità del titolo Sega, controversa in molti punti, ma decisamente accattivante una volta entrati nell’ottica del gioco. Tutto stava nel grado di immedesimazione che il giocatore di turno sarebbe stato in grado di produrre, perchè più alto era il livello di esaltazione, tanto più magnetico sarebbe risultato il grado di identificazione con il robot. Le ambientazioni fantascientifiche avrebbero imposto un tipo di giocabilità differente dai soliti Virtua Fighter o Tekken, che ancora adesso è dibattuto creando due correnti di pensiero pro o contro il robotico della Sega. Adoperando l'apposito controller a doppio joystick, distribuito in occasione del lancio del gioco, la manovrabilità compie un netto balzo in avanti, riproducendo in tutto il feeling del corrispettivo coin op sia negli spostamenti laterali che nella sensibilità di approccio aereo. Per prevalere in un gioco come Virtual On è necessario un minimo di pazienza nell'apprendimento delle mosse, che sono tantissime, e nella acquisizione della giusta prospettiva di pilotaggio. Ciò che si può contestare al robotico della Sega è una sua scarsa immediatezza, che se non si è esperti videogiocatori finisce per compromettere la fruizione a lungo termine. Tutto sta nel farsi coinvolgere, perchè superato l'impatto iniziale vi è tanto da scoprire e, soprattutto, vi è tanto divertimento. E’ un peccato che in molti non si siano accorti della complessa strutturazione strategica di Virtual On, nonostante l’approccio tipicamente arcade, e che il titolo sia passato praticamente inosservato sia in Europa che in USA. Cyber Troopers – Virtual On era forse troppo avanti per essere appreso appieno dall’utente medio. Ma è anche vero che il target del titolo non sia tipicamente di massa e favorisca una utenza per lo più smaliziata, che ricerca nella innovazione le maggiori virtù di un videogioco per console.

 

 

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PRO

Straordinario mecha design

Piuttosto distruttivo

60 fps

CONTRO

Non troppo immediato

                    
                     

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