| ACTRAISERS Potremmo passare ore a discutere
sul significato della parola "capolavoro" o sull'importanza dell'appellativo
"pietra miliare", ma non arriveremo mai a nessuna conclusione che metta
definitivamente tutti daccordo. Molto più utile e semplice è invece provare con mano i
giochi che nel corso degli anni si sono meritati tali riconoscimenti per poterli
finalmente giudicare con il nostro metro di giudizio. Ma non vi è dubbio alcuno che
Actraiser, qualunque sia la scala di valutazione impiegata, sia un capolavoro, a dispetto
degli anni (ormai sono undici...) o delle inutili e stupide mode del momento, che vogliono
i videogiochi sempre più realistici, cool e piegati alle logiche del marketing più che a
quelle della passione e della creatività. Ma stavamo parlando di Actraiser, un gioco che,
quando usci nel 1991, dimostrò ampiamente le incredibili potenzialità dell'allora appena
nato SuperNES. Ma andiamo con ordine cominciando dalla storia.
Il gioco della Enix è ambientato in un mondo fantasy
splendidamente realizzato (chiamato Pangea), mondo in cui le cose hanno però preso il
verso sbagliato: il crudele demone Tanzra ha infatti sconfitto il Master -il Dio-,
prendendo così possesso dei sei continenti (Fillmore, Bloodpool, Aitos, Kasandora,
Maranha e Northwall) che compongono Pangea e disseminando il territorio dei suoi mostruosi
fedeli . Toccherà proprio al giocatore, nei panni del Master, il compito di rimettere le
cose a posto, riguadagnare la stima dei fedeli e rispedire Tanzra nel più buio dei gironi
dell'inferno. Strutturalmente parlando, Actraiser si divide in due parti: all'inizio
dovremo "scendere" sulla terra ed eliminare il demone che infesta ogni regione,
trovandoci di fronte ad un gioco d'azione a scorrimento con forti elementi platform,
accomunabile a Rastan o a Shadow of the Beast. Una volta fatto fuori il cattivone di
turno, la visuale passerà a volo d'uccello e avremo a che fare con una sorta di
gestionale\strategico alla Sim City, o per meglio dire alla Populous (visto il tema
"mitico" in dovremo dirigere la costruzione e l'espansione delle varie città),
prendendoci cura degli abitanti e aiutandoli a sigillare i portali dai quali provengono le
creature demoniache. Grazie ad una serie di icone avremo la possibilità di fare dei
miracoli che permetteranno a tutte le civiltà di evolversi, come la pioggia per rendere
fertile il deserto o il sole per prosciugare le paludi e rendere abitabili le lande
ghiacciate. Avremo però a disposizione anche delle vere e proprie sciagure come tempeste
di fulmini, trombe d'aria o devastanti terremoti, che potranno danneggiare o aiutare gli
abitanti, visto che sta al giocatore scegliere in che modo utilizzarli, con la massima
libertà di scelta. Inolte, ogni volta che il numero di abitanti raggiungerà un certo
numero, vedremo aumentare il nostro livello di esperienza, che ci permetterà di avere un
personaggio migliore in fase platform.
Non è tutto: infatti come ogni divinità che si rispetti
potremo prendere le offerte che i nostri adepti generosamente ci faranno; a volte saranno
bonus per noi, altre invece saranno delle vere e proprie invenzioni, come ad esempio la
nave, la bussola o gli indumenti di lana per proteggersi dal freddo o ancora la musica,
per placare gli animi burrascosi, nonchè le medicine contro le epidemie. Sarà nostro
compito, dopo aver preso le offerte, usarle nel modo giusto, offrendo ad esempio la
possibilità di coltivare riso al posto del frumento in un continente che ancora non lo ha
"scoperto". Ma descrivere tutte le caratteristiche di Actraiser è impossibile,
perchè il gioco è enorme, complesso e pieno di tocchi di classe e situazioni diverse e
sarebbe davvero ingeneroso (o quantomeno riduttivo) anche solo provare a parlarne, perciò
limitiamoci a dire che la giocabilità è assolutamente perfetta: tutto è incredibilmente
equilibrato e devastantemente coinvolgente. Coinvolge grazie a quella atmosfera magica e
impalpabile che solo i grandi capolavori sanno regalare e che oggi purtroppo sembra essere
sparita, sacrificata sull'altare dell'ultimo FPS o RTS o MMORPG, sigle inutili, sterili e
che sono usate solo per nascondere la drammatica mancanza di idee che il libero mercato ha
portato nel nostro mondo. Ringraziamo la Sony per questa sciagura e proseguiamo nella
disamina del comparto tecnico, assolutamente sensazionale: ambienti e personaggi sono
disegnati in maniera incredibile, con grande spreco di particolari e colori; gli effetti
speciali sono ottimi e il tutto è fluidissimo e veloce. Ma la vera chicca è la colonna
sonora creata dal leggendario Yuzo Koshiro (che lavorerà in seguito anche sulla serie di
Streets of Rage e di Legend of Thor per Megadrive): musiche a volte epiche, a volte
misteriose, a volte drammatiche, tutte adattissime all'atmosfera che si respira nel mondo
di Pangea. Insomma perfezione assoluta anche qui. Il mio consiglio è quindi quello di
giocare a questo gioco, non importa come o quando, ma provarlo significa aver partecipato
ad una delle più incredibili esperienze che la storia dei videogiochi abbia mai offerto.
Non ve ne pentirete, garantito....
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