EARTHBOUND

smashtennis.JPG (10789 bytes)EarthBound è un RPG irriverente. Ralizzato dal "filosessantista" Shigesato Itoi, le cui influenze artistiche devono molto al cammino musicale e ideologico dei Beatles, si impone sul Super Nintendo come JRPG anticonformista, teso a una presa per il culo più o meno velata delle saghe storiche di Enix e Square. Le ambientazioni, francamente irresistibili, presentano su video la spensieratezza degli anni '60 in una meticolosa ricostruzione delle cittadine di provincia americane. Un gioco di ruolo brillante, questo EarthBound, che se all'inizio appare come semplificazione infantile dei meccanismi ruolistici dei turni, stradafacendo si impone per assolute qualità ludiche e artistiche. Se avete presente A Link To The Past, l'episodio "Zeldiano" del Super Nintendo, avrete anche il quadro di massima da cui Itoi ha attinto per la realizzazione del suo gioco di ruolo, nonostante i rigidi clichè che il genere impone.

EarthBound è in realtà il secondo episodio della saga di "Mother", principiata su Famicom nel 1989 con risultati già allora convincenti. Ma il bello viene adesso: umorismo surreale, misteri claustrofobici, alieni e menti deviate. La opera di Itoi si concede d'apprima a un contesto fantascientifico che fa molto "B Movie", con la solita invasione di extraterrestri che sconvolge il villaggio, per poi attecchire sulla trama e sul gameplay. La immediata manovrabilità dei personaggi, stereotipati al massimo ma in modo cercato, rende immersiva la esplorazione dei luoghi, caratterizzati dalle classiche "zone all'aperto" e dagli immancabili dungeon. Ma contrariamente a quanto accadeva nella serie dei Final Fantasy, in EarthBound la giocabilità si concentra principalmente nello "scenario", relegando i dungeon a un ruolo di fatto marginale e per l'evoluzione dei protagonisti, e per la soluzione finale. La concezione strategica in game è affatto basata sull'accumulo di magic points e sulla acquisizione di nuovi metodi di attacco, bensì sulle singole potenzialità delle caratterizzazioni, che dovranno essere ponderate in base al nemico affrontato. Praticamente, tutto è subordinato alla immediatezza, anche a rischio di banalizzare una macchina ludica oliata ad hoc, e di concorrere a una eccessiva semplificazione di alcuni passaggi. Tuttavia la apertura verso un più elaborato sistema di combattimento non avrebbe giovato allo "spirito" del gioco.

EarthBound è una avventura "leggera", nel senso che si approccia a una lettura disincantata, ma non per questo priva di struttura. La genialità dei dialoghi, intelligenti quanto dissennati, segue il cammino dei nostri improbabili eroi attraverso locazioni volutamente spartane ma perfettamente in sintonia con lo stile vagamente infantile del disegno. Ecco, a tratti la estetica sembra richiamare le zigrinature tipiche del Commodore 64 con annessi cromatismi, in una area di gioco stilizzata ma coerente con la direzione iconografica intrapresa da Itoi. La grafica di EarthBound non va sottovalutata, per questo. Perchè gli ambienti saranno anche sprovvisti del dettaglio di un Final Fantasy VI o un Terranigma, ma si concedono comunque una intelaiatura visiva psichica - dai poteri di Paula - nonchè psicologica nelle oscurità misteriose che essi riservano. I colori appaiono così smorti o troppo accesi, slavati a contrasto e asimmetrici. Ma è proprio questa divagazione iconografica e rendere eccellente la costruzione dei villaggi, delle zone all'aperto, dei dungeon. EarthBound persegue uno stile grafico praticamente unico nel parco dei giochi di ruolo, spartano solo se visto in superficie ancorchè rivoluzionario nel concept e nel character design. Medesimo discorso va fatto per la realizzazione acustica, quasi sempre minimalista e mai "aperta" a soluzioni sinfoniche sboroniste. La colonna sonora segue di pari passo la evoluzione/involuzione della grafica per sancire e scandire con tempismo millimetrico i momenti più o meno cruciali del racconto. Un titolo seminale questo EarthBound: edificato su fondamenta ideologiche retrò si concede momenti di assoluta brillantezza estetica e ludica, di follia dichiarata, di comicità surreale inarrivabile. Alla fine risulta forse non eccessivamente longevo, se intravisto negli standard dettati dalla Square, ma è il piccolo prezzo da pagare al cospetto di una grande opera videoludica.    

 

 

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PRO

Affascinante minimalismo grafico

Struttura ludica avvincente

Caratterizzazioni impagabili

Colonna sonora raffinatissima

Estremo coinvolgimento narrativo

CONTRO

A tratti eccessivamente semplice

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Note di produzione