FINAL
FANTASY VI La più grande e maestosa opera
ruolista del nostro tempo. E la recensione, signori, potrebbe concludersi qui. Final
Fantasy VI veniva rilasciato nel '94 alla fine di un percorso creativo
particolarmente ispirato per Square, ma anche per l'intero panorama videoludico del sol
levante, che maturava sulle schede bidimensionali allora in produzione in accordo con la
determinazione ideologica di figure storiche come Sakaguchi, Miyamoto e Suzuki. La
eccezionalità di Final Fantasy VI non è quindi casuale, bensì ideologica. Ti immergi in
questo universo sterminato di figure ormai leggendarie, navigando all'interno delle loro
coscienze e al di sopra di cieli infiniti, per veleggiare infine sui bastioni volanti
dell'incerto divenire. Una avventura irripetibile che ha segnato almeno due generazioni di
videoplayers e che continua, ad oggi, a impressionare per la autenticità dei
contenuti.
Il sesto episodio della saga Square, l'ultimo del Super
Nes, prende il meglio dei due precedenti capitoli e li fonde in una visione intellettuale
sapientemente bilanciata. Final Fantasy VI si gioca su due vie: quella che porta alla
ricerca del vero narrativo e quella che segue l'intima introspezione dei protagonisti.
Ognuno tra i personaggi del rpg Square non è inserito lì per caso: ha una ragione di
esistere nel suo passato, nel percorso che lo ha portato a unirsi alla compagnia, nelle
struggenti vicende che hanno realizzato la sua esistenza. L'ideale che muove e smuove le
coscienze degli alter ego videoludici decide sulla storia portante, influenza quelle che
saranno le decisioni da intraprendere, racchiude un principio spirituale quasi lirico, che
sostiene il giocatore nella essenzialità di un procedimento interiore quasi geometrico.
Non si abbandona, sapientemente, la non linearità di Final Fantasy V (l'intero World
Of Ruins può essere esplorato nell'ordine che meglio aggrada il giocatore) ma anche
si da risalto al racconto, alla strutturazione delle sottotrame, alla figurazione di
flashback che riportino a galla frammenti di vite passate. Final Fantasy VI è un continuo
divenire di accadimenti che si incrociano senza banalità, segnando gradualmente il
destino degli eroi mentre Terra riversa nel mistero della sua essenza,
cagionando domande, insinuando terribili dubbi nel giocatore ormai estasiato dagli
avvenimenti. La avventura è vera, signori, vera come la vita, la morte, il coraggio, la
passione.
Ci è capitato rare volte di cimentaci con giochi di ruolo
che rispettassero tanto la sceneggiatura quanto i metodi di approccio "ludico"
al racconto. Ecco, il sesto capitolo della "fantasia finale" non resta mai in
superficie. Approfondisce tutto. Sdradica dalla sua base silicea il fervore letterario e
meccanico che è alle origini essenziali del jrpg. Dal battle system, che
sostanzialmente perfeziona quello del quinto episodio, al sistema logistico, che si
ingigantisce raffigurando mezzi di trasporto inconcepibili, alla mappatura francamente
senza confini, che raddoppia le distanze già allarmanti saggiate nelle passate avventure,
si arriva alla "determinazione di appartenenza" a un universo solo parallelo al
nostro, ma non troppo diverso dal nostro. A rendere credibili tali emozioni ci pensa il
castello scenografico, probabilmente tra i più evoluti in assoluto nell'ambito delle
produzioni del genere, capace di affrescare ambienti medievali e verniani,
ingegnosi e illusori. Le caratterizzazioni, maestose anche nella rappresentazione dei
nemici, riescono a rendere credibili anche i meccanismi più improbabili, a darvi un
senso, a creare quel percorso di concertazione semiprospettica devoto al dettaglio pseudo
tecnologico. E, riguardo la colonna sonora, bisognerebbe solo rannicchiarsi in un angolo
buio e versare lacrime di grande gioia, perchè ogni canto e ogni suono, ogni eco e ogni
fiato si accende armoniosamente come le onde del mare, segnando gli eventi, segnando le
gesta di piccoli grandi uomini. Final Fantasy VI è un capolavoro videoludico
insormontabile, penalizzato sì da una infame traduzione dal giapponese (nella sua
incarnazione USA), ma altresì glorificato dal suo essere deliberatamente magnifico in
tutti i comparti ludici conosciuti, e non saranno i 16 anni trascorsi dal suo debutto in
Giappone a limitarne la valutazione.
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