FINAL FANTASY VI

smashtennis.JPG (10789 bytes)La più grande e maestosa opera ruolista del nostro tempo. E la recensione, signori, potrebbe concludersi qui. Final Fantasy VI veniva rilasciato nel '94 alla fine di un percorso creativo particolarmente ispirato per Square, ma anche per l'intero panorama videoludico del sol levante, che maturava sulle schede bidimensionali allora in produzione in accordo con la determinazione ideologica di figure storiche come Sakaguchi, Miyamoto e Suzuki. La eccezionalità di Final Fantasy VI non è quindi casuale, bensì ideologica. Ti immergi in questo universo sterminato di figure ormai leggendarie, navigando all'interno delle loro coscienze e al di sopra di cieli infiniti, per veleggiare infine sui bastioni volanti dell'incerto divenire. Una avventura irripetibile che ha segnato almeno due generazioni di videoplayers e che continua, ad oggi, a impressionare per la autenticità dei contenuti.

Il sesto episodio della saga Square, l'ultimo del Super Nes, prende il meglio dei due precedenti capitoli e li fonde in una visione intellettuale sapientemente bilanciata. Final Fantasy VI si gioca su due vie: quella che porta alla ricerca del vero narrativo e quella che segue l'intima introspezione dei protagonisti. Ognuno tra i personaggi del rpg Square non è inserito lì per caso: ha una ragione di esistere nel suo passato, nel percorso che lo ha portato a unirsi alla compagnia, nelle struggenti vicende che hanno realizzato la sua esistenza. L'ideale che muove e smuove le coscienze degli alter ego videoludici decide sulla storia portante, influenza quelle che saranno le decisioni da intraprendere, racchiude un principio spirituale quasi lirico, che sostiene il giocatore nella essenzialità di un procedimento interiore quasi geometrico. Non si abbandona, sapientemente, la non linearità di Final Fantasy V (l'intero World Of Ruins può essere esplorato nell'ordine che meglio aggrada il giocatore) ma anche si da risalto al racconto, alla strutturazione delle sottotrame, alla figurazione di flashback che riportino a galla frammenti di vite passate. Final Fantasy VI è un continuo divenire di accadimenti che si incrociano senza banalità, segnando gradualmente il destino degli eroi mentre Terra riversa nel mistero della sua essenza, cagionando domande, insinuando terribili dubbi nel giocatore ormai estasiato dagli avvenimenti. La avventura è vera, signori, vera come la vita, la morte, il coraggio, la passione.

Ci è capitato rare volte di cimentaci con giochi di ruolo che rispettassero tanto la sceneggiatura quanto i metodi di approccio "ludico" al racconto. Ecco, il sesto capitolo della "fantasia finale" non resta mai in superficie. Approfondisce tutto. Sdradica dalla sua base silicea il fervore letterario e meccanico che è alle origini essenziali del jrpg. Dal battle system, che sostanzialmente perfeziona quello del quinto episodio, al sistema logistico, che si ingigantisce raffigurando mezzi di trasporto inconcepibili, alla mappatura francamente senza confini, che raddoppia le distanze già allarmanti saggiate nelle passate avventure, si arriva alla "determinazione di appartenenza" a un universo solo parallelo al nostro, ma non troppo diverso dal nostro. A rendere credibili tali emozioni ci pensa il castello scenografico, probabilmente tra i più evoluti in assoluto nell'ambito delle produzioni del genere, capace di affrescare ambienti medievali e verniani, ingegnosi e illusori. Le caratterizzazioni, maestose anche nella rappresentazione dei nemici, riescono a rendere credibili anche i meccanismi più improbabili, a darvi un senso, a creare quel percorso di concertazione semiprospettica devoto al dettaglio pseudo tecnologico. E, riguardo la colonna sonora, bisognerebbe solo rannicchiarsi in un angolo buio e versare lacrime di grande gioia, perchè ogni canto e ogni suono, ogni eco e ogni fiato si accende armoniosamente come le onde del mare, segnando gli eventi, segnando le gesta di piccoli grandi uomini. Final Fantasy VI è un capolavoro videoludico insormontabile, penalizzato sì da una infame traduzione dal giapponese (nella sua incarnazione USA), ma altresì glorificato dal suo essere deliberatamente magnifico in tutti i comparti ludici conosciuti, e non saranno i 16 anni trascorsi dal suo debutto in Giappone a limitarne la valutazione.

        

 

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PRO

Determinazione estetica sublime

Incredibile flessibilità narrativa

Colonna sonora incommensurabile

Geniale stratificazione psicologica

Spessore ludico inconcepibile

CONTRO

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Note di produzione