MORTAL
KOMBAT II Non tutte le software house possiedono quella lungimiranza
necessaria al mantenimento di una saga videoludica di successo. Abbiamo assistito alla
costante evoluzione di Street Fighter, che giunto al terzo episodio riesce ancora
a proporre quelle varianti che ti esortano ad inserire la monetina di turno. Ma non tutti
seguono la filosofia Capcom, eternamente bidimensionale, dei picchiaduro a incontri non
condizionati dal mercato ma condizionanti per le sorti stesse del beat'em up,
cosicchè nel 2002 ci ritroviamo con Street Fighter 3 ancora in 2D (ma
ultrapotenziato) e imprecisati episodi di Mortal Kombat tutti in 3D e qualitativamente
scarsi. Mortal Kombat II rappresenta la maturità grafica raggiunta da una serie comunque
ancora giovane, che avrebbe comunque visto un terzo episodio ancora bidimensionale e che
avrebbe sprecato tutto introducendo, in tempi non sospetti, quel poligono texturato
decisamente fuori luogo.
Ma è giusto restare ancorati alla fissità del passato,
per apprezzare al meglio le virtù di questo Mortal Kombat II che fece esaltare
in pieno' 94 non pochi videogiocatori: la conversione risultò stupefacente, con
praticamente tutto il coin op inserito nella cartuccia del Super Nes. E' innegabile che la
grafica, malgrado uno stile un po' grezzo, esprimesse un disegno eccellente e splendide
animazioni di fondali e lottatori. Questi ultimi avevano la peculiarità di essere
digitalizzati e mostrare un audace fotorealismo sia nelle movenze (decisamente ottime) che
nelle colorazioni dei contorni. Una scelta che si dimostrerà vincente in virtù della
estrema violenza dei combattimenti, resi verosimili dall'aspetto "oscuro" degli
sfondi e dalla inesorabile capitolazione finale. Entrate ormai nella leggenda le Fatality
con cui, una volta vinto l'incontro, si poteva infierire sull'opponente tramite vere e
proprie esecuzioni capitali: si poteva, in base alle abilità del giocatore prescelto,
fare a pezzi, squartare, decapitare, impalare e incenerire l'avversario, con somma
gratificazione e sensazione da "signore e padrone dell'universo". La fatality
più cruenta resta quella di Sub Zero, che praticamente sdradicava la testa ai poveri
malcapitati con tanto di spina dorsale (rabbrividiamo) e sangue a fontanelle. Insomma un
contesto violentissimo che fece insorgere non poche associazioni di genitori (cattoliche e
non), probabilmente timorose che i propri figlioletti illibati cominciassero a imitare le
fatality di quei simpaticoni mascherati.
Al di là della esplicita violenza Mortal Kombat II mostra
il meglio di sè nella grande giocabilità. Ogni combattente possiede un parco mosse
variegato quanto basta per visualizzare prese, combo, palle infuocate e devastanti uppercut.
Molto collaudato anche il sistema di controllo, simile in molte situazioni a Street
Fighter II ma rielaborato in modo che vi sia una buona diversificazione delle
combinazioni. In ambito velocità non c'è molto da lamentarsi, grazie a una altissima
frenesia di gioco e alla pefetta fluidità dello scrolling (in completo e costante
parallasse). Tuttavia il grande dinamismo dell'insieme finisce per compromettere, almeno
in parte, la strategia degli scontri e la giusta effettuazione delle mosse: capita sovente
di trovarsi chiusi in un angolo e di non sapere come divincolarsi, con conseguente stato
di frustrazione. Ma non è una pecca decisiva ai fini ludici, giacchè facilmente
aggirabile con un minimo di pratica e un buon tempismo. Il fattore cruciale è un altro,
ed è appunto quella intrusione di violenza in un contesto videoludico altamente
spettacoloso e per nulla superficiale. Una violenza estrema non pretestuosa e del tutto
incentrata sulla esaltazione, sulla definitiva e cruenta distruzione dell'avversario, che
in antitesi con la ideologia Capcom diviene nemico da abbattere senza pietà, sia esso
uomo o donna. Il pensiero ultimo è allora uno solo: uccidere digitalmente per non
rimanere uccisi dalla gretta e sporca società benpensante dei cattolici, delle
associazioni made in USA e dei predicatori di pace col vestito bianco.
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