SUPER NINJA KUN

axelaycover2.JPG (13605 bytes)Sette anni dopo Ashura No Shou usciva per Super Famicom questo Super Ninja Kun prodotto da Jaleco, che aveva rilevato i diritti della saga. UPL avrebbe realizzato un ninjakun differente, ne siamo abbastanza sicuri, ma intanto Jaleco, per non tirarsi fuori da sola dal mercato, doveva uniformarsi alla giocabilità supermariesca della "nuova" Nintendo a 16 bit. Ne viene fuori un platform sostanzialmente tradizionale, che pure menzionando il passato e riesumando pupazzo gnappo si comprime nei clichè e nella approvazione del geek che si porta a casa tutti i giochi basati sugli omini. In un certo senso Super Ninja Kun manca della irriverenza iconoludica dei coin-op precursori, restauratori e progressisti nel credo della riformulazione bidimensionale, anche con tutti i limiti di intelligenza silicea già rilevati nei precedenti test. Le soluzioni grafico-stilistiche si concentrano sul disegno degli sprites, decisamente riuscito, e ricavano benefici dalla estesa tavolozza di colori del Super Nes. Da questo punto di vista Super Ninja Kun può rientrare di diritto tra i titoli di ultima generazione prodotti sulla piattaforma Nintendo, sebbene si sia ancora distanti dai virtuosismi di Donkey Kong Country, che usciva nello stesso periodo.

La opera di Jaleco offre comunque taluni elementi strutturali inediti, si veda la possibilità di interscambiare le armi attraverso lo shift laterale del joypad, si veda l'introduzione di una magia di sdoppiamento, performabile riempiendo una apposita barra spirituale. Quindi si consiglia il raccoglimento delle anime rilasciate dai cadaveri dei nemici, dato che saranno giusto queste ultime a incrementare l'indicatore menzionato. Ritorna la abilità di aggrapparsi alle pareti, che si rivela piuttosto utile nello scontro con alcuni boss, oltre che necessaria al superamento di alcuni dislivelli, e viene aggiunta la abilità di corsa. Il titolo comincia bene: ninja-kun rende omaggio a Majou No Bouken iniziando a scalare questo tempio enorme, per ritrovarsi difronte lo spettro gommoso, l'antagonista di sempre, e piombare ai piedi di una altura rocciosa. La azione è frenetica. Ci si muove in armonia incrociando i super ninja con gli occhiali da sole e si effettuano balzi a lunga gittata - merito della corsa - sullo sfondo di uno scenario multicolore  dagli alberi rosa. Notevole. Il mestiere di Jaleco, che si era fatta le ossa su titoli come Momoko 120% e Rod-Land, si percepisce nell'atto distanziale, nella formula di ripetizione dei salti e dei momenti di scontro parallelo. Ma poi, e inaspettatamente, lo spessore estetico et dinamico subisce un sensibile peggioramento.

Se il level design dei primi quadri non fa rimpiangere la stravaganza dei Ninjakun UPL, si muterà opinione al primo cambiamento di struttura, che da brillante e verticalista passa verso uno sbiadito linearismo orizzontale. E' nella omologazione a platform di visione classica che il ninja rosso smarrisce gran parte della identità "malata" che Nishizawa gli aveva trasmesso nell '84. E' un fatto che il titolo Jaleco diventi terribilmente lineare già dopo quindici minuti di saltellamento. Ma non solo, visto che quelli che furono i difetti limitanti dei coin-op UPL, ossia il sopraggiungere di un eccessivo livello di difficoltà, diventano parte inscindibile delle meccaniche di Super Ninja Kun. La grafica, che nei primi due livelli si mostra ricca di dettaglio e colori, tende a semplificarsi nelle zone avanzate, ma nel complesso possiamo ritenere riuscita la tecnica generale, che ostenta un ottimo character design e una buona variazione cromatica. Piuttosto riuscite le animazioni di amici e nemici, con qualche decremento di fotogramma per mostri occasionali. Quindi il sonoro spensierato si unisce a questa scampagnata pupazzosa realizzando musiche interessanti e addirittura ispirate. Super Ninja Kun è il tipico platform d'accademia, di quelli studiati apposta per il mercato corrispondente, sfornati per accontentare tutti. Il che è male, perchè i predecessori offrivano qualcosa in più, che fosse il design pazzo, la frenesia esasperata, la rotondità malata. Jaleco cerca di ridisegnare una saga classica, di reinterpretarne le intuizioni, ma non ne coglie gli aspetti chiave, che si manifestavano già nell '80 a reazione del banale platformismo.                     

 

 

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PRO

Graficamente molto buono

Giocabile, indubbiamente

          

CONTRO

Struttura altamente omologata

                  
                       

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