| ASSAULT
SUITS VALKEN Videogioco d'azione. Furioso. Il Super Nintendo è vivo, realizza la visione dell'animazione in pixel, nel Novantadue, e mira ad avvicinare le utenze che ancora frequentano l'amusement da strada, l'arcade da ultimare versando lacrime e sangue ma di cui esser schiavi, dopoché s'è intuito come avanzare per propulsione sui ponteggi, dove azionare il dashing in atto d'avvicinamento rapido o in forma di slancio verso l'impalcatura più distante. Il fucile direziona a trecentosessanta gradi in apparato di semi-staticità, sicché il metodo di puntamento sull'asse trasversale divenga un efficace surrogato del lock-on, salvi i casi in cui lo sparo esaurisca la sua ellissi frontale e divenga necessaria la correzione d'assetto, che in ogni caso si risolve attuando un elementare retrofront. Lo spazio di interazione è abitualmente piuttosto esteso, da qui la possibilità di usufruire della mappatura a scansione progressiva, per vedere dove si è in qualsiasi momento a mezzo pressione del tasto Start, e se ne realizza poi l'utilità, nei livelli più avanzati, quando è concreto il rischio di smarrire la via, di perdere di vista lo snodo d'accesso a sezioni di quadro adiacenti. Il Boss attende al culmine. Può esser ragno meccanico che si appende, o cannone laser a tecnologia di bersagliamento calorico, o bastione che si libra in volo per far male, schiacciare. Assault Suits Valken è perpetua battaglia tra ciclopi. Non subisce pause, l'azione, se non quando sia richiesto dalle sovraimpressioni in kanji in funzione di raccordo di una storia che a meno di non comprendere il giapponese rimarrà a noi oscura, ma si è abbastanza sicuri che al giapponese madrelingua codesta narrativa cagioni anche fastidio. Si lasci stare. Si prema il tasto "skip". Ché NCS ha grafiche da dispensare a pieni bracci e non v'è da perdere nemmanco uno sprite di sopravanzo, il quale avanza e gronda a carburante tra i generatori elettrici di sfondo, intricati cavi e congegni, fabbriche di zolfo e morte in ferro, gran contesto di fantascienze e character design e mecha design degni d'esser serializzati in qualche anime per la tv, futuro oscuro. Ma futuro pieno di effetti Super Famicom e colori Super Famicom che fanno sala giochi e sequenze di leggenda, quando s'abbatte il meccano e lo si vede frantumarsi, dopo, nel playfield. Le strutture si modificano. Se spari al suolo lo stesso si disgrega, vengono a crearsi i buchi, i solchi. Masanao Akahori. Che non c'entra con le estetiche in quanto ha curato il discorso dei suoni e delle musiche, anche se poi si immischia in questo mischiarsi di oggetti in leghe di metallo e si percepisce, in ascolto, già nel brano di inizio gioco, anche se dura una manciata di secondi. Eppure è in fase di gameplay che il musicista di mette a suonare seriamente e a creare, sovrapporre sintesi e voci e a realizzare, determinare la detonazione della colonna sonora, e altro che chiptune, altro che chip music. Assault Suits Valken è il Super Famicom delle annate migliori.
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PRO |
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Struttura di gioco massiva |
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Grafiche e suoni al top |
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CONTRO |
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