LE MIGLIORI CONVERSIONI DA ARCADE DAL 1979 AD OGGI Parte prima: Gli albori. Oltrepassare i limiti di una macchina, ottimizzare linee e linee di codice, carpire ogni minimo segreto di un hardware estremamente differente dalla sua controparte da sala; anni fa il processo di conversione da coin op si rivelava quasi sempre unimpresa titanica, tanto che molti dei titoli presi in licenza dalle maggiori software house naufragavano nella mediocrità assoluta. Ovviamente molto dipendeva dalla piattaforma su cui ladattamento prendeva forma, ma se per un caso strano il team di programmazione si fosse chiamato "Probe", la macchina oggetto di porting Commodore 64 ed il gioco in questione "Golden Axe", allora sarebbe potuto accadere un autentico miracolo .
La sua conversione per il mercato domestico non poteva che approdare sulla console del momento, lAtari 2600/VCS che in Nord America otteneva crescente successo di vendite ma che in Italia, almeno nei primi anni della sua commercializzazione (a partire dal 1979) stentava ad imporsi, anche per via del suo costo elevato (circa 300.000 £!!). Space Invaders era immediato: bisognava sparare in continuazione, ma con una certa logica, e muovere il joystick simmetricamente sullasse orizzontale del cabinato (destra e sinistra). La versione VCS (prodotta dalla stessa Atari ) riproponeva tutto ciò, in veste grafica molto limitata invero, ma il feeling dellarcade cera tutto, così come la giocabilità che era trasportata pari pari dal coin op; i fortunati possessori della console Atari poterono così sollazzarsi con una delle prime conversioni da bar realizzate per un sistema domestico che, per quanto minimalista e con evidenti limiti grafici, riusciva a catalizzare linteresse di una massa entusiasta di videoplayers. Sempre su Atari 2600, dal 1980 all84, comparvero adattamenti di buona fattura degni di essere menzionati: Defender della Williams, adattato in maniera dignitosa dai programmatori Atari, era uno sparatutto a scrolling orizzontale che surclassava la concezione di "accumular punti" intrapresa da Space Invaders creando uno spazio concentrico multidirezionale; importante lintroduzione di una mappa che segnalava il posizionamento dei nemici. Ancora, Asteroids, che in sala si segnalava per lutilizzo dei vettori, fu discretamente "tradotto" per lesigua memoria del VCS (128 bytes), e tutto sommato riusciva a ricreare le sensazioni delloriginale. Daltronde la grafica vettoriale era allepoca considerata elite dellintrattenimento elettronico, ed esclusivo appannaggio del mercato dei coin op (sebbene una certa console nomata Vectrex ne facesse largo uso, ma ne parleremo in seguito). Phoenix, arcade simile a Space Invaders ma con qualche aggiunta strutturale, era un titolo discreto al bar e riscritto doverosamente per il VCS, nel complesso meritorio di acquisto. Non di meno, i tre giochi che potevano realmente fregiarsi della dicitura "è
uguale alla sala giochi" erano, nellordine, Ms. Pacman, Frogger e Missle
Command. Il primo deve la sua popolarità alla competenza acquisita dalla software
house di Nolan Bushnell , che dopo lorribile adattamento di
Pac Man riuscì a sfornare una conversione eccellente per il suo seguito; il
secondo dei tre, recentemente rivisitato
in chiave moderna, è quasi pervaso da un alone leggendario, in quanto oggetto di una
doppia versione che suscitò linteresse di stampa specializzata e media
cartacei in genere. Infatti Frogger uscì in in primis su formato cartuccia
sotto etichetta Parker (buona conversione, ma esteticamente lontana dalle origini arcade),
ed alcuni mesi dopo per il Supercharger, unespansione hardware per VCS che
montava uno spinotto collegabile ad un registratore audio; lupgrade
permetteva la lettura di giochi registrati su cassetta, consentendo un decremento dei
costi di produzione (che su cardrige erano piuttosto elevati). Fatto sta che il
gioco risultò nettamente migliore per Supercharger, quasi indistinguibile dalla
sala, e che purtroppo dovette seguire linesorabile destino della periferica, Verso la fine dell82 uscì per Colecovision un certo Donkey Kong, che ai tempi era IL gioco a piattaforme per eccellenza, che praticamente reggeva da solo il mercato degli arcade; Nintendo, produttrice del titolo, era da poco entrata nel mondo dei videogiochi, e già si prospettava il futuro ruolo da protagonista della compagnia. Tornando alla conversione, ebbene istituì un balzo generazionale di essenziale importanza per gli adattamenti home, proponendo una grafica in alta risoluzione "uguale" al gioco da bar ed esternando al mondo le grandi potenzialità dellhardware Coleco (24k di RAM, processore Z80A a 3.58 Mhz). Tuttavia Donkey Kong risultò privo di alcuni livelli presenti in sala, e persino la tabella dei punteggi fu eliminata allultimo per lesigenza di immetterlo sul mercato quanto prima. Non fu Nintendo ad occuparsi delladattamento, e questo giustifica in parte le mancanze cagionate dal team interno a Coleco (la società Giapponese avrebbe investito le sue risorse sul futuro Famicom o Nes, che nell87 divenne fenomeno di massa negli USA). Come accennato, la reale rivoluzione del Colecovision fu meramente estetica, giacchè molte delle conversioni da bar che vi apparvero erano giocabili un quarto degli originali; la console ebbe vita breve, ma di certo diede il via al processo di evoluzione iconografica che si sarebbe rispecchiato nella attuali produzioni videoludiche. Ultime due conversioni degne di nota per Colecovision restano quella di Lady Bug, arcade labirintico della Universal a schermo unico, e di Pepper II, gioco con cui si affrontavano una serie di pericoli allinterno di una fortezza; di vitale importanza la ricerca di chiavi ed oggetti per mezzo dei quali accedere ai quadri successivi. La risposta Atari al Colecovision avvenne con una versione evoluta di Defender
per 5200
Supersystem (il successore del VCS) veramente ottima dal punto di vista
grafico e quasi indistinguibile dal coin op, e con altre interessanti licenze come Gyruss
di Konami, Pengo di Sega, Centipede e le conversioni di Dig Dug e Pole
Position di Namco. Particolar menzione per loriginalità di Dig Dug, che
oltre a condividere le basi ludiche di Pac Man introduceva concetti originali e
strategie di fondo; i programmatori Atari convertirono il tutto senza sacrificarne
limmensa giocabilità e lottimo sistema di controllo. Decorosa versione del Pac
Man naufragato su 2600 apparve per 5200 quasi in contemporanea con Jr. Pacman,
altro buon adattamento di una delle tante edizioni arcade della mascotte Namco.
Sta di fatto che verso la fine del 1984 il "prodigio" videogioco entrò in un periodo di oscurantismo, almeno in occidente, che infierì sul consumismo delle console portandole alla totale scomparsa dagli store fin quando Nintendo, nell86, non decise di approdare in USA con il Nes ed il suo Super Mario Bros .
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